Il fallimento di Walter Veltroni è però il fallimento di un'intera classe politica, ormai vecchia ed incapace di rialzarsi, che viene messa ko da chi è ancora più anziano di lei. Il crollo di questi "animali politici" è il crollo di un intero Paese e di un modo vecchio, vecchissimo di fare politica. Berlusconi in questi anni (1994-2013) ha dimostrato di sapere vincere e convincere senza idee e con qualche slogan preconfezionato: tutto qui. Berlusconi non ha mai perso le elezioni, tranne nel 1996, nel 2006 le vinse anche se molti ancora non ci credono. Berlusconi ha dimostrato che con soldi e tv è possibile fare tutto e così è stato.
Il fallimento di uomini come Veltroni è di non aver capito che Berlusconi non è un politico, ma è uno spot, puro e semplice. Come si fa a sconfiggere uno spot?
Berlusconi è l'antipolitica per eccellenza: di politica, di strategie, di idee non sa assolutamente niente, non è il suo campo e lo dimostrano le innumerevoli figuracce che abbiamo fatto e che continueremo a fare in Europa. Per questo non va studiato come un politico ma come una pubblicità, come uno slogan, come una frase attaccata ad un manifesto. Questi Veltroni, questi D'Alema, questi Fassino sono nati e cresciuti nei partiti per anni, anzi per decenni, eppure la loro ambizione politica, il loro talento (se mai c'è stato) è stato spazzato via da un personaggio che di politica non sa niente e che è sceso in politica chiaramente per interessi, cioè per salvarsi dai processi.
Berlusconi si è sempre circondato di leccapiedi, ex piduisti e di politici assolutamente incapaci che hanno sempre acconsentito a tutto quello che diceva, stronzate comprese. Ma lo hanno seguito in cambio di un seggio al Parlamento.
Ora non importa cosa succederà al PD, chiunque salirà al comando (Finocchiaro, Bersani, il Mago Zurlì) nel giro di qualche mese sarà costretto ad arrendersi, perchè Berlusconi fa leva su elementi che politici cresciuti dentro ai partiti ignorano. Berlusconi è un populista, è abituato a stare in mezzo alla gente (anche se circondato da almeno una ventina di guardie del corpo, intendiamoci) è abituato a far leva sulla rabbia della gente, a farla ridere, a intrattenerla, a prenderla per il culo. Questo il PD e la Sinistra in generale non sa farlo ora e non saprà mai farlo domani, perchè, ripeto, è affezionata a vecchi schemi politici che con Berlusconi vengono annullati inesorabilmente.
Berlusconi in questo momento è imbattibile, ha tutti dalla sua parte, è inutile girarsi intorno. Per sconfiggere Berlusconi è necessario trovare un vero alter ego. Un personaggio che di politica non sappia nulla come lui e che come lui sia un populista. Mi viene in mente il nome di Antonio Di Pietro, l'unico a fare seria opposizione in Parlamento perchè Di Pietro, come Berlusconi, non ha assolutamente idee e strategie politiche, capite il paradosso? Di Pietro come Berlusconi è un populista, fa leva sulla rabbia della gente che sta perdendo il lavoro e che vede un imputato come capo del Governo Italiano.
Di Pietro e Berlusconi hanno in comune il fatto di essere due "personaggi" prima e poi due "politici". Berlusconi divenne famoso durante gli anni Ottanta grazie alle reti Mediaset che occupavano illegalmente le tv Italiane; Di Pietro divenne famoso negli anni Novanta, grazie a Tangentopoli. Uno era imprenditore, l'altro avvocato. Ma non politici. Sono due facce della stessa medaglia, sono più simili di quanto sembri anche se naturalmente hanno valori opposti. Il fatto di non avere competenza politica li accomuna, infatti l'Italia dei Valori continuerà a prendere sempre più voti, perchè sa stare in mezzo alla gente. Alla gente non importa la parlantina o la retorica, alla gente importa di avere un politico "scomodo" e Di Pietro è uno di questi. Lo stesso di Pietro ha anche qualche simpatizzante dalla sua parte (Grillo e Travaglio) così come Berlusconi ha i suoi giornali e le sue tv: sono due modi differenti di presentarsi, ma in alcuni aspetti molto, molto simili. Vedremo come andrà a finire.
Caro Faber,
sono trascorsi dieci anni dalla tua scomparsa. Qui niente è cambiato, anzi forse le cose sono peggiorate. Ma tu vivi sempre nell’Olimpo dei cantautori, tu sei sempre lassù, irraggiungibile, com’è giusto che sia.
Ma ci manchi.
Ci mancano le tue idee, sempre fuori dagli schemi e mai banali.
Ci manca il tuo sguardo profondo e intelligente.
Ci manca la tua voce impastata da anni di alcol e sigarette.
Ma quello che più manca a questo Paese è il personaggio De Andrè: un personaggio discreto, silenzioso, che rilasciava interviste solo quando aveva davvero qualcosa da dire e non era mai mediocre.
…
Oggi qui è tutto un casino di dichiarazioni, spot, copertine patinate che mandano messaggi vuoti di personaggi vuoti. Tu non eri così: hai sempre avuto una coerenza, un modo di fare che oggi non esiste più. Quando hai capito che la tua fantasia iniziava a venire meno hai fatto sempre meno dischi e hai trovato sempre più collaboratori (Pagani e Fossati), estraneo a certe regole del mercato (disco + tour ogni due/tre anni).
Oggi non è così (e forse non lo è mai stato): l’importante è vendere il prodotto, l’importante è apparire, l’importante è avere stadi stracolmi e il disco in top su MTV. In questi dieci anni il panorama musicale Italiano è rimasto bloccato, immobile.
Chi, dieci anni fa, urlava contro il Sistema oggi va a Sanremo, chi dieci anni fa aveva un’ultima goccia di splendore l’ha ormai gettata in mare e sta ancora qui a parlare di vite spericolate e albechiare. Fenomeni da baraccone, ma, se non sono gigli sono pur sempre figli, vittime di questo mondo.
…
Le tue storie resteranno per sempre perché trattavano argomenti universali.
Le tue storie resteranno per sempre perché a raccontarle c’era qualcuno che le aveva vissute veramente.
Le tue storie resteranno per sempre perché avevano una ironia, un realismo, una “verità” che faceva riflettere e commuovere.
Oggi il tuo nome incute un certo rispetto perché, obiettivamente, nessuno può mai essere paragonato a te, alla tua sensibilità, ai tuoi occhi che hanno visto e alla tua mente che ha catturato immagini di vita che oggi sono storie universali, cantante dagli studenti durante le occupazioni e studiate dai bambini a scuola.
…
Alla fine questa tua morte/scomparsa/congedamento è solo apparente: le tue creature sono vive e attuali come non mai. Princesa, Marinella, Andrea, Piero, Bocca di Rosa, Il Giudice sono ancora qui con noi e io, la mia generazione e quelle prima e dopo di me continueranno a vivere queste storie, a sentirle nostre.
Un "comitato d'affari" composto da "imprenditori, politici, pubblici funzionari, faccendieri" che ha "praticamente 'svenduto' la terra della Basilicata e le sue ricchezze", trasformando il petrolio, da "grande occasione di sviluppo" per tutta la regione, in "un'occasione di arricchimento" personale.
E' questa la presunta organizzazione per delinquere che la procura di Potenza ritiene di aver smantellato ottenendo dal Gip l'arresto di undici persone. Tra gli arrestati - per presunte tangenti sugli appalti relativi all'estrazione di petrolio in Basilicata, e non solo - l'amministratore delegato della Total Italia 'Esplorazione e produzione', Lionel Levha.
Coinvolto anche il deputato del Pd Salvatore Margiotta, per il quale sono stati disposti gli arresti domiciliari: la misura cautelare potrà essere eseguita, però, solo se la Camera darà l'autorizzazione. La decisione potrebbe arrivare oggi. Domiciliari anche per il consigliere provinciale di Matera del Pd, Nicola Montesano. Le misure cautelari sono state ordinate dal gip di Potenza, Rocco Pavese, su richiesta del pm Henry John Woodcock. Le hanno eseguite, in gran parte a Roma, i carabinieri del Noe guidati dal colonnello Sergio De Caprio (il 'Capitano Ultimo' che arrestò Totò Riina) e gli agenti della squadra mobile di Potenza, diretta da Barbara Strappato, in collaborazione con la Mobile di Roma e la polizia municipale di Potenza. Sequestrate anche alcune società e compiute numerose perquisizioni, anche all'abitazione e agli uffici del presidente della Provincia di Matera, Carmine Nigro (Popolari Udeur), indagato in relazione all'appalto per i lavori di una strada.
La vicenda, ricostruita in un'ordinanza di centinaia di pagine, è complessa e ruota attorno all'imprenditore Francesco Rocco Ferrara, attivo nel settore delle grandi opere pubbliche, uno dei destinatari delle misure cautelari in carcere. Secondo l'accusa, proprio Ferrara e gli imprenditori della sua cordata avrebbero dato vita ad un'associazione per delinquere, insieme ai manager della Total, una delle società concessionarie delle attività di estrazione petrolifera nella Val d'Agri, per 'pilotare' gli appalti relativi al cosiddetto 'Progetto Tempa Rossa'. Margiotta, in particolare - secondo l'accusa - avrebbe fatto valere il suo potere e la sua influenza di parlamentare e di leader regionale del Pd per favorire l'aggiudicazione degli appalti al gruppo capeggiato da Ferrara, in cambio della promessa di 200mila euro.
I dirigenti della Total, dal canto loro (oltre a Levha, le misure restrittive riguardano Jean Paul Juguet, responsabile del progetto 'Tempa Rossa', ora all'estero, Roberto Pasi, capo dell'ufficio di rappresentanza lucano e un suo collaboratore, Roberto Francini) avrebbero favorito l'aggiudicazione delle gare a Ferrara e soci: per l'appalto del Centro Oli, in particolare, sarebbero state addirittura sostituite le buste delle offerte. In cambio, sempre ad avviso della procura, sarebbe stato stipulato un accordo commerciale da 15 milioni: tutte le imprese della cordata Ferrara si sarebbero rifornite per cinque anni solo di carburanti e oli lubrificanti della Total. I dirigenti della società, inoltre, sono accusati, in concorso con un funzionario del Comune di Corleto Perticara, in cui ricadono gran parte dei giacimenti petroliferi, di aver imposto condizioni "capestro" ad alcuni agricoltori per la cessione dei terreni di loro proprietà.
Custodia cautelare in carcere anche per il sindaco di Gorgoglione (Matera), accusato di aver ricevuto periodiche 'dazioni' di denaro in contanti, doni, elargizioni varie e un "oggetto prezioso", per la sua attività di intermediazione tra i manager della Total e la cordata di imprenditori. Destinatario di un provvedimento di arresti domiciliari è invece Domenico Pietrocola, dirigente dell'Ufficio tecnico della Provincia di Matera, che - sostiene l'accusa - si sarebbe fatto dare da Ferrara 200mila euro nell'ambito di un appalto per lavori stradali in Basilicata.
L'on. Margiotta si è subito autosospeso dal Pd. "Lo stupore e l'amarezza - dice - sono enormi; più grande è la certezza di non avere commesso alcun reato. E' questa consapevolezza che mi dà la forza di affrontare la sofferenza di questi momenti, e mi infonde fiducia: la verità non potrà che emergere, spero prestissimo. Nel frattempo, poiché non voglio che in alcun modo il PD, partito in cui milito e che amo, sia coinvolto in questa vicenda mi autosospendo sin da ora da tutti gli incarichi di partito a livello nazionale e regionale".
Tra gli indagati, secondo fonti di agenzia, ci sarebbe anche il presidente della Regione Basilicata Vito De Filippo, ma la sua posizione sarebbe molto marginale nell'inchiesta. Dalla Regione non sono arrivate conferme. Pare che fino a ieri sera, il governatore non abbia ricevuto alcuna notifica.
fonte: www.melfilive.it
No all'attestato di benemerenza che la band delle Storie Tese avrebbe dovuto ricevere domenica a Palazzo Marino
MILANO - Il gran rifiuto è arrivato ieri via lettera. Gli «Elio e le storie tese», band che più milanese non si può, ringraziano e restituiscono al mittente l'attestato di benemerenza che avrebbero dovuto ricevere domenica a Palazzo Marino. No all'Ambrogino. Il motivo: «Non siamo d'accordo con la decisione di non assegnare la gran medaglia a Enzo Biagi e la cittadinanza onoraria a Roberto Saviano». Messaggio al Comune. Con toni che partono piano e man mano diventano rock: «Abbiamo ricevuto il vostro invito alla cerimonia del 7 dicembre. Desideriamo in primo luogo ringraziare chi ha proposto il nostro nome (il leghista Matteo Salvini, ndr). Vi comunichiamo altresì che non intendiamo accettare la benemerenza».
Spiegazione — il no a Biagi e Saviano — e la chiusa: «Come abbiamo fatto in questi vent'anni continueremo a rappresentare al meglio Milano, la città in cui siamo nati, viviamo e lavoriamo; che amiamo profondamente e che, proprio per questo, vorremmo vedere meglio trattata e rappresentata dalla sua amministrazione comunale».
Storia tesa, quella a Palazzo. E la sonata arriva dritta al lumbard Salvini, «dispiaciuto» per il no degli «Eli». Il capogruppo della Lega in Comune continua: «Con questo rifiuto Elio si è prestato ai giochi della politica e delle contrapposizioni tra destra e sinistra». Peccato. Sarebbe stato rivoluzionario vedere premiata la band che ha cantato il Parco Sempione e la terra dei Cachi, che odia l'Expo, il restauro della Scala e ha un cruccio: quel bosco di Gioia «abbattuto per sempre».
Ho appena finito di leggere il libro di Roberto Saviano Gomorra e in questi giorni sono anche riuscito a vedermi il film tratto dal libro e diretto da Matteo Garrone. Ogni parola del libro è una sassata contro il lettore, ogni pagina che si legge è un colpo al cuore, più si va avanti e più ci si rende conto che è difficile o impossibile riuscire a sconfiggere la Camorra... Come si fa? Come si fa a sconfiggere un sistema che fattura non so quanti miliardi di euro all'anno e che praticamente ha le mani dentro tutto... moda, droga, ristorazione, persino nella ricostruzione delle Torri Gemelle c'era la mano della Camorra che voleva investire. La Camorra investe in tutto e c'è dappertutto, non sono in Italia ma anche in Spagna, Cina, Olanda, Germania ovunque! Sconfiggere la Camorra (che tra parentesi è solo un nome inventato dai giornalisti, il vero termine è "Sistema") è impossibile: chi si oppone o viene ucciso nei modi più assurdi (trivellato, riempito di sabbia e gettato in un pozzo, con una bomba sotto il culo) oppure è costretto a fare una vita da eremita, come sta accandendo allo stesso Saviano che ormai da due anni e per chissà quanto tempo ancora è costretto a vivere sotto scorta e fuori dall'Italia. Non è più libero di uscire come prima, non è più libero di incontrare un amico o di girare per le strade a bordo della sua Vespa. Il Sistema non gli ha tolto la vita, peggio, gli ha tolto la libertà. Lo stesso Saviano qualche giorno fa ha ammesso di "odiare Gomorra" perchè lo ha costretto a una vita di rinunce. A soli trent'anni. Il libro si apre e si chiude nel segno delle merci e del loro ciclo di vita. Merci tra cui abiti griffati, orologi, scarpe etc, che arrivano nel grande porto di Napoli per essere stoccate e poi occultate in palazzi svuotati di tutto appositamente. E poi le merci “morte” che provengono da tutta Italia e da mezza Europa, scorie chimiche e persino scheletri umani, abusivamente rilasciate nelle campagne campane ad avvelenare, tra gli altri, gli stessi boss che su quei terreni edificano le loro sfarzose quanto assurde dimore (addirittura un boss si è fatto costruire la casa uguale a quella di Tony Montana, il protagonista di Scarface).
E tutti si tappano gli occhi e le orecchi, a partire dal mondo politico che non vede (o non vuole vedere), con consiglieri comunali, provinciali e regionali convolti nelle attività dei clan.
Con gli imprenditori che accettano di fare affari con imprese collegate al Sistema, senza chiedersi come possono permettersi costi inferiori alla concorrenza. Gomorra coinvolge anche il mondo cattolico, grazie a quei preti che abbassano lo sguardo e scelgono di non svolgere la loro missione cristiana. Come invece scelse di fare Don Peppino Diana, che pagò col la vita il suo impegno contro la criminalità e l'omertà.
All'interno del libro storie di tutti i tipi: storie drammatiche (l'uccisione di Annalisa Durante di soli 14 anni), storie oscure, storie che occupano mezza pagina, brevi, a volte minuscole, ma necessarie. Storie che raccontano del ruolo delle donne all'interno dei Clan, storie che raccontano dei soprannomi dati ai membri del Sistema. E in mezzo a queste storie un ragazzo, Roberto, che gira con la sua Vespa cercando una spiegazione, una risposta ai suoi perchè.
(...)
La folla preme, la tensione è altissima. Pensare che una ragazzina è morta perché aveva deciso di ascoltare musica assieme alle amiche, sotto un portone in una serata di primavera fa girare le viscere. Ho la nausea. Devo restare calmo. Devo capire, se possibile. Annalisa è nata e vissuta in questo mondo. Le sue amiche le raccontavano delle fughe in moto con i ragazzi del clan, lei stessa si sarebbe forse innamorata di un bel ragazzetto ricco, capace di far carriera nel Sistema o forse di un bravo guaglione che si spaccava la schiena tutto il giorno per quattro soldi. Il suo destino sarebbe stato quello di lavorare in una fabbrica in nero, di borse, dieci ore al giorno per cinquecento euro al mese. Annalisa era impressionata dal marchio sulla pelle che hanno le operaie che lavorano il cuoio, nel suo diario c’era scritto:”le ragazze che lavorano con le borse hanno sempre le mani nere, stanno per tutto il giorno chiuse in fabbrica. C’è anche mia sorella Manu ma almeno a lei il datore di lavoro non la costringe a lavorare anche quando non si sente bene”. Annalisa è divenuta simbolo tragico perché la tragedia si è compiuta nel suo aspetto più terribile e consustanziale: l’assassinio. Qui però non esiste attimo in cui il mestiere di vivere non appaia una condanna all’ergastolo, una pena da scontare attraverso un’esistenza brada, identica, veloce, feroce. Annalisa è colpevole d’essere nata a Napoli. Nulla di più, nulla di meno. Mentre il corpo di Annalisa nella bara bianca viene portato via a spalla, la compagna di banco lascia trillare il suo cellulare. Squilla sul feretro: è il nuovo requiem. Un trillo continuo, poi musicale, accenna una melodia dolce. Nessuno risponde.
(...)
Dal libro è stato anche tratto un film, diretto da Matteo Garrone ed in corsa per l'Oscar come migliore film straniero. Vedendo il film (che narra proprio di alcune tra le storie più brevi del libro di Saviano) si ha l'impressione di trovarsi in Colombia o in qualche sperduto staterello del Sud America. Invece no. Siamo in Italia. Il film è di una crudezza e di un realismo impressionante, niente è lasciato al caso, anche i protagonisti parlano un napoletano stretto quasi incomprensibile se non fosse per i sottotitoli. L'ultima scena (che non vi rivelo) mostra tutta la crudezza della Camorra che addirittura deve nascondere sotto la sabbia le "vittime poco valorose" che sono morte, per non farle vedere a nessuno; gli stessi soldati valorosi che venivano "sverginati" a colpi di arma da fuoco mentre indossavano giubbini antriproiettile. Per testare la loro paura.
Gomorra (il libro e il film) è uno schiaffo dato alla nostra apatia, Gomorra è la sveglia che ci ricorda che noi viviamo in un mondo a se stante, con regole e istruzioni che nascono nella strada e non nei palazzi di lusso. Gomorra è un libro da leggere e un film da guardare ogni volta che ci stiamo addormentando. Gomorra è tutto quello che ci circonda, perchè in quello che indossiamo, mangiamo, vediamo, beviamo c'è e sempre ci sarà la mano del Sistema.
Per leggere qualche estratto da Gomorra: www.pasolini.net/narrativa_robertosaviano_estrattiGomorra.htm
Il sito di Roberto Saviano: www.robertosaviano.it/
Un'agenda tascabile firmata è senz'altro un bell'oggetto, ma diciamocelo: la griffe non è certo indispensabile. Se poi si tratta di agendine fashion pagate dai contribuenti, il fatto che siano "di marca" diventa proprio uno schiaffo morale. Succede al Senato italiano, come ci raccontano Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella nella nuova edizione aggiornata de "La Casta".
Le agendine, disegnate appositamente da Nazareno Gabrieli (che l'anno scorso si è aggiudicato la gara d'appalto) costano 260mila euro. Alla faccia dei tagli ai costi della politica. Già, i costi della politica: nel 2008 sono aumentati di 13 milioni rispetto all'anno precedente, superando i 570 milioni di euro. Questa cifra include spese irragionevoli, come quelle sostenute per noleggiare piante ornamentali (19.080 euro in 6 mesi), calze e collant di sevizio (8.200 euro in tre mesi), camicie di servizio (56mila euro in sei mesi), fornitura di vestiario di servizio per motociclisti (16.200). Senza contare i nuovi vitalizi ai 57 membri non rieletti (che per l'appunto non sono stati rieletti… la cosa si commenta da sola) e i 7.251.000 euro per assegni di solidarietà ai senatori rimasti senza seggio, come Mastella. Già, perché i senatori senza seggio devono reinserirsi nella vita sociale, poverini! Per aiutarli gli diamo una mano. Un esempio? Clemente ne ha intascati 307.328: è un suo diritto, lo prevede la legge. Quindi non cominciamo con le solite proteste.
Per fare un raffronto con un altro Paese, Rizzo e Stella vanno oltreoceano. Dove il presidente degli Stati Uniti prende 36mila euro in meno rispetto a quanto porta a casa in un anno il presidente della Provincia autonoma di Bolzano. Dove il governatore della California Arnold Schwarznegger prende 162.598 euro lordi che restituisce, perché spiega: «Sono già ricco». E non è un film di fantascienza. Anche se a vederlo da qui, in Italia, sembra che lo sia.
(www.libero.it)

Il nuovo presidente Usa ha saputo incarnare l'anima profonda degli americani, quella che sa vivere di sogni e traguardi apparentemente irraggiungibili. In lui gli americani hanno visto un uomo capace di dare nuove speranze e, si spera, di indicare una strada diversa da quella difficile e tortuosa che sono costretti a percorrere da qualche tempo, diciamo da otto anni. I paragoni fatti con John Fitzgerald Kennedy si giustificano, più dal lato puramente emotivo che da quello concreto dei programmi e dei fatti, anche se Obama ha già indicato alcuni cambiamenti strutturali davvero significativi. Ma il punto fondamentale è che Obama ha saputo parlare al cuore dei suoi concittadini, dando loro la sensazione e la convinzione che un cambiamento non solo è necessario, ma anche possibile: gli Stati Uniti oggi hanno dato una lezione importante al mondo e sopratutto alla Vecchia, Vecchissima Europa. Nei momenti difficili gli americani sanno ritrovarsi come hanno fatto oggi nelle lunghe file, in tutti gli angoli del Paese, davanti ai seggi elettorali. Sanno decidere con coraggio senza guardarsi indietro, sanno scegliere senza paura di sbagliare, sanno osare e voltare pagina, radicalmente. In un paese Europeo Obama al massimo avrebbe potuto aspirare alla carica di assessore in qualche sperduto paesino...

Ma Obama non ha solo vinto, Obama ha trionfato, pensate: ha vinto le elezioni presidenziali con la maggioranza assoluta dei suffragi, circa il 52%. Non succedeva dal 1976 da quando cioé Jimmy Carter (candidato democratica) aveva ottenuto il 50,1% dei suffragi. Bill Clinton (altro candidato democratico) non è mai riuscito a raggiungere la maggioranza assoluta: nel 1992, aveva conquistato la Casa Bianca con il 43%; nel 1996, anno della sua rielezione trionfale, aveva vinto con il 49,24% dei voti. E' record anche il tasso di partecipazione di quest'anno, pari circa al 66%, cioé a livelli analoghi di quelli del 1908! Quando John Kennedy venne eletto nel 1960 la partecipazione superò appena il 63%. Nel 2004, la partecipazion fu appena del del 55,3%, questo a dimostrare che in una democrazia seria se c'è gente seria che si candida allora anche il popolo ci crede e va a votare... magari questo potesse accadere anche da noi... Comunque, nel suo discorso iniziale Obama ha fatto riferimento al sogno americano, citando Abramo Lincoln e raccogliendo le ovazioni di gente di tutte le razze e religioni: bianchi. neri, cristiani... a dimostrazione che Obama è sì un presidente giovane, nero e relativamente inesperto, ma anche (e soprattutto) un simbolo di speranza che impersona il sogno americano. Dal 20 Gennaio, data di insediamento di Obama & Family nella Casa Bianca, Obama dovrà lavorare pesantemente con un'eredita pesantissima: due guerre iniziate e mai concluse, una grave crisi economica, il sogno infranto di una pace tra israeliani e palestinesi, le pericolose instabilità di paesi come il Pakistan nucleare e l'Iran che vuole diventarlo. In bocca al lupo Presidente Obama!
Da "GIORNO/RESTO/NAZIONE" di giovedì 23 ottobre 2008
INTERVISTA A COSSIGA «Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei» di ANDREA CANGINI - ROMA
Presidente Cossiga, pensa che minacciando l'uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?
«Dipende, se ritiene d'essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l'Italia è uno Stato debole, e all'opposizione non c'è il granitico Pci ma l'evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia».
Quali fatti dovrebbero seguire?
«Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell`Interno».
Ossia?
«In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...».
Gli universitari, invece?
«Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città».
Dopo di che?
«Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri».
Nel senso che...
«Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».
Anche i docenti?
«Soprattutto i docenti».
Presidente, il suo è un paradosso, no?
«Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».
E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? "In Italia torna il fascismo", direbbero.
«Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio».
Quale incendio?
«Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale».
E' dunque possibile che la storia si ripeta?
«Non è possibile, è probabile. Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo».
Il Pd di Veltroni è dalla parte dei manifestanti.
«Mah, guardi, francamente io Veltroni che va in piazza col rischio di prendersi le botte non ce lo vedo. Lo vedo meglio in un club esclusivo di Chicago ad applaudire Obama...».
Non andrà in piazza con un bastone, certo, ma politicamente...
«Politicamente, sta facendo lo stesso errore che fece il Pci all`inizio del- la contestazione: fece da sponda al movimento illudendosi di controllarlo, ma quando, com`era logico, nel mirino finirono anche loro cambiarono radicalmente registro. La cosiddetta linea della fermezza applicata da Andreotti, da Zaccagnini e da me, era stato Berlinguer a volerla... Ma oggi c`è il Pd, un ectoplasma guidato da un ectoplasma. Ed è anche per questo che Berlusconi farebbe bene ad essere più prudente».
...
Qualche giorno dopo...
....occhio al minuto 4:02

















